ROMA, 27 febbraio 2015 – Conquistare una medaglia in una competizione mondiale è sicuramente motivo d’orgoglio. Quando poi quel mondiale si svolge in casa e offre la possibilità di esultare davanti al proprio pubblico, la soddisfazione cresce in maniera esponenziale. Lo possono ben dire le atlete del quattro di coppia leggero Valentina Rodini (SC Bissolati), Giorgia Lo Bue, Serena Lo Bue (SC Palermo) e Greta Masserano (Cus Torino) che al mondiale under 23 di Varese dello scorso anno sono riuscite a conquistare una bella medaglia d’argento tra mille vicissitudini.

Greta Masserano: “Nel raduno precedente il mondiale under 23 sapevamo che una delle barche più forti era il quattro di coppia e la competizione per ottenere un posto ci spingeva costantemente a dare il massimo. Quindi posso dire che una prima soddisfazione l’ho avuta salendo su quella barca. Una volta delineato l’equipaggio tutte noi ci siamo impegnate al massimo ed oltre ad aver costituito un’imbarcazione molto competitiva, siamo riuscite a creare un bel gruppo, il che è stato certamente un valore aggiunto. Al mondiale siamo riuscite a conquistare un bellissimo argento al termine di una finale molto combattuta. Per me è stato molto importante sia per il risultato in sé, sia perché è stato ottenuto in Italia, davanti al mio pubblico. Personalmente volevo fare bene anche per i miei allenatori Leonardo Angelini (VVF Billi) e Mauro Tontodonati (Cus Torino) che mi hanno sempre seguita e mi hanno permesso di allenarmi al meglio. Tra l’altro sono anche riuscita a migliorare il risultato rispetto al mondiale under 23 del 2013. Ora mi sto preparando in vista delle prossime competizioni. L’inverno rappresenta sicuramente la fase più pesante della stagione, poi con Leonardo non c’è possibilità di scamparla. Per quello che riguarda l’annata entrante, mi piacerebbe molto partecipare alle Universiadi ma i posti da peso leggero sono pochi ed il livello è alto. Poi c’è da dire che alle Universiadi non ci sono solo pesi leggeri quindi sarà difficile. L’obiettivo resta comunque dare il massimo giorno per giorno”.

Valentina Rodini: “Avendo dato tutto quello che avevo non posso che ritenermi soddisfatta. Assolutamente non ci sono rimpianti. Il risultato ottenuto al mondiale, poi, è stato un po’ il coronamento della stagione. E proprio con riferimento al mondiale under, vorrei evidenziare quanto sia stato importante, nel conseguimento della medaglia, il supporto del gruppo. Con le compagne di barca infatti abbiamo trovato una straordinaria sintonia che è, a mio avviso, risultata fondamentale per la buona riuscita della competizione. Eravamo molto unite ed oltre a condividere la stessa mentalità rispetto all’obiettivo da raggiungere, abbiamo anche maturato un bel rapporto di amicizia. Quindi, complessivamente, nell’esperienza del mondiale under ho sentito il gruppo come un elemento di sostegno e di spinta, sia nella fase preparatoria che in gara. Anche nell’esperienza tra gli assoluti ho visto un bel gruppo, solo che lì gli atleti, essendo più grandi, erano molto più indipendenti. Anche in questo caso comunque mi sono trovata molto bene. Per quello che riguarda la stagione entrante, siamo nella fase preparatoria, forse la più pesante in assoluto e sento che è ancora presto per fare qualsiasi tipo di valutazione”.

Serena Lo Bue: “Il riacutizzarsi di un infortunio stava per compromettere in maniera irrimediabile la mia stagione. Per come si erano messe le cose non pensavo assolutamente di poter essere scelta per salire sul quattro di coppia, la barca più ambita durante il raduno. Tantomeno mi aspettavo di riuscire ad ottenere un argento nella finale. Devo dire che quel quattro di coppia lo ricordo come una delle migliori barche che ho fatto, sotto ogni punto di vista. Siamo riuscite, infatti, a trovare una grande sintonia sotto ogni punto di vista. Ogni problema si affrontava subito anche, a volte, in maniera brusca. Ma il tutto faceva parte del gioco e alla fine si è creato un rapporto sincero che ha contribuito a far sì che la barca andasse nel miglior modo possibile. Poi, per me in particolare, è stato bellissimo conseguire un risultato così importante insieme a mia sorella, rientrata dopo un anno di stop. Ritrovare Giorgia in barca è stato per me un grande sostegno e sicuramente mi ha spinto a dare il massimo. Per quello che riguarda la stagione entrante, dopo aver disputato la D’Inverno sul Po, ho dovuto rallentare un attimo per un problema fisico e sto cercando di recuperare”.

Giorgia Lo Bue: “La stagione passata è stata la mia rivincita. Io infatti nel 2013 mi sono trovata davanti ad una scelta molto difficile: operarmi o smettere di remare. Proprio nel 2013 avrei voluto mettermi in luce perché doveva essere il mio primo anno in categoria under 23. Quello stop invece ha fatto sì che fosse un anno orribile: vedevo gli altri andare avanti mentre io ero costretta a casa a fare riabilitazione. Fortunatamente ho avuto vicino a me persone che mi hanno aiutato a superare quel momento. Importantissimi sono stati i miei genitori, mia madre mi ha sostenuto tanto, soprattutto nel momento in cui volevo mollare tutto, lei mi ha spinto a provarci ancora. Poi c’è stata mia sorella. Grazie a Serena ho ritrovato la motivazione necessaria ad affrontare la preparazione. Il fatto che con lei potessi condividere un comune obiettivo è stato per me fondamentale per rimettermi in gioco al cento per cento. Alla fine si è riaccesa la scintilla e da lì è statotutto più facile. Assieme a Benedetto (Vitale ndr) Serena ed io abbiamo deciso di scendere di peso per gareggiare in categoria pesi leggeri. Una volta convocata, in raduno per me l’obiettivo era semplicemente stare nel gruppo. Ed è stata una sorpresa l’essere selezionata per il quattro di coppia. Man mano che procedevamo con la preparazione, vedevamo che la barca rispondeva bene e questo ci dava sicurezza, spingendoci a dare sempre di più. Oltre questo, come hanno detto anche le altre, si era costituito un bel gruppo. Poi, al mondiale, siamo partite col piede giusto andando molto bene in batteria. A quel punto abbiamo preso piena coscienza del nostro valore e siamo arrivate in finale con l’obiettivo di fare il risultato. Per me, alla fine di tutto, quello di Varese è stato un argento che è valso come un oro”.

Articolo e immagini tratti da canottaggio.org

Condividi su: